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Baby talk: il linguaggio tra madre e figlio

linguaggio-del-neonatoSin da quando la donna porta in grembo suo figlio, tra i due si instaura una comunicazione fatta di carezze sulla pancia, di movimenti da parte del bambino e di uno scambio di  emozioni e stati d’animo. Una volta nato il bambino questa interazione si arricchisce di gesti, sguardi, parole, frasi semplici e ritmiche e il neonato comunica attraverso il pianto o con vocalizzazioni.

Questa prima forma di linguaggio tra madre e piccolo è detta “maternese” o “babytalk“.

Come comunica il neonato?

Il pianto e il sorriso sono le prime forme di comunicazione del neonato e la reazione innata a reagire agli stimoli dimostra che i neonati sono molto più interessati al volto e alle espressioni delle persone che ad oggetti che non hanno fattezze umane.
Nei primi mesi il pianto e il sorriso non sono ancora intenzionali, indicano sensazione di disagio o di benessere, ciononostante le risposte degli adulti sono molto importanti perchè dimostrano al neonato che i suoi segnali provocano reazioni.
In questo modo, anche se inizialmente il bimbo parteciperà istintivamente alla comunicazione, in seguito imparerà a farlo in modo intenzionale.

Le fasi del linguaggio del neonato

Prima di tutto è importante sapere che ogni bambino ha i suoi ritmi individuali, però è possibile individuare le varie fasi del linguaggio e del suo sviluppo.

Tra i 2 e i 6 mesi, grazie agli scambi di comunicazione tra mamma e piccolo, compaiono le vocalizzazioni tra una frase e l’altra dell’adulto, come segno di stupore, di disagio o di benessere. Interpretare i suoi vocalizzi non è sempre semplice per un genitore, però ogni comunicazione trova il suo significato all’interno della relazione che si stabilisce con i genitori. Importante è non anticipare le sue richieste ma ascoltare per capire realmente cosa il bimbo vuole.

Tra i 6 e i 7 mesi il neonato produce consonante – vocale come ad esempio “ba-ba“, “ma-ba“. In questo periodo è molto importante il ruolo della mamma e del papà: infatti il bimbo, essendo predisposto all’ascolto della voce materna, ne riproduce facilmente il ritmo e la tonalità. La risposta della mamma o del papà ai tentativi del neonato di produrre dei suoni è importante  per porre le basi per il linguaggio.

Verso gli 8 mesi inizia la produzione di suoni per richiamare intenzionalmente l’attenzione dell’adulto, tre i 10-12 mesi accompagna il tutto con gesti e suoni, iniziando ad esplorare l’ambiente che lo circonda, familiarizzando con oggetti che stimolano il suo campo visivo e uditivo.
La comunicazione degli adulti deve avvenire in modo semplice, con parole e frasi semplici e scandite lentamente, attirare l’attenzione del piccolo con esclamazioni o domande, interagire con la mimica e la gestualità, chiamare le cose o gli animali con li proprio nome. In questo modo il bimbo potrà creare una mappa mentale in cui le cose e le persone vengono associate ai loro nomi.

A partire dal 1° anno di età il suo vocabolario si arricchisce fino ad utilizzare una decina di parole e verso i 18 mesi inizia la cosiddetta esplosione  del vocabolario fino ad arrivare a 50 parole.
In questa fase dello sviluppo linguistico l’aumento delle parole avviene in modo esponenziale, però non bisogna preoccuparsi se un bambino dice meno parole di un altro.
Per arricchire il suo vocabolario l’adulto dovrebbe indicare e descrivere ciò ce interessa al bambino, ad esempio: se è interessato ad una macchinina, si dovrebbero descriverne le caratteristiche come il colore, la forma ( come è bella questa macchinina! è rossa! h ale ruote grandi! corre veloce brum brum…!).

Concludendo la modalità più efficace per far acquisire un linguaggio è quello di parlare, in modo corretto e semplice, senza scoraggiarsi per gli errori linguistici e grammaticali, l’ importante è che il bimbo produca delle paroline.

 

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