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La paghetta: a che età cominciare?

La società consumistica in cui viviamo oggi ha abituato anche i bambini più piccoli a sentire il bisogno di disporre di una certa quantità di denaro da spendere autonomamente. Differentemente da quanto avveniva fino a qualche tempo fa, ad esempio, anche alcuni alunni delle scuole elementari hanno ricevuto in regalo un telefono cellulare e hanno, quindi, l’esigenza di ricaricare il credito e di cambiare, a seconda delle mode, degli accorgimenti dell’accessorio perché sia più cool. Per quanto i genitori è normale si stupiscano di quello che hanno i loro figli se lo confrontano con ciò che possedevano loro alla stessa età, ma bisogna rassegnarsi ai tempi che cambiano e adeguarsi.

La paghetta è educativa?

Non c’è un’età precisa a partire dalla quale si da la paghetta. E’ tutto molto soggettivo e dipende, ovviamente, dalle disponibilità economiche. Diciamo che, in linea di massima, potreste iniziare verso i cinque anni dandogli qualche euro ogni tanto per le caramelle o per il gelato e poi, verso i 7 anni, istituire la paghetta vera e propria. In effetti la paghetta può essere educativa a patto che rispetti alcuni punti:
Prima di definire con vostro figlio i dettagli, spiegategli bene che i soldi hanno un valore e che per guadagnarli si fa fatica. Non è un discorso banale, anzi. Oggi i bambini sono abituati ad avere tutto e a non chiedersi come gli altri se lo siano potuto permettere: sottolineare questo aspetto è fondamentale per responsabilizzarli!
Stabilite un giorno fisso in cui viene consegnata la paghetta e un ammontare definitivo. Non ci saranno deroghe, né anticipi. Rispettate l’impegno preso sempre, senza mai distrarvi, altrimenti non potrete contare sul fatto che vostro figlio onori il suo.
Affrontate con vostro figlio l’argomento “consumo”. I soldi che riceverà settimanalmente o mensilmente – questo sarete voi a stabilirlo – gli serviranno per quegli acquisti extra che lui sceglierà di fare e a cui voi non parteciperete.
Se credete stia comprando qualcosa di inutile o di troppo costoso, non intervenite. Lasciate che faccia le sue esperienze da bambino, è giusto così.
Non ricompensatelo con i soldi per i buoni voti presi a scuola o per i lavoretti domestici. Sia l’uno che l’altro sono suoi doveri e non c’è niente di straordinario nel farli.

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