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Il parto indotto

Il parto è un momento molto delicato per la donna e, sebbene esso sia praticato da sempre con tecniche passate certamente più retrograde di quelle attuali, capita ancora che non tutto fili liscio e che il parto debba essere indotto, cioè provocato da fattori e da metodologie artificiali. Di solito il parto viene indotto dopo 8-10 giorni dalla scadenza del termine previsto.  In realtà i bambini nati oltre questo limite non mostrano alcun segno di post-maturità, il che fa pensare ad un errore di fondo generale nel calcolo delle settimane di cui si compone tutto il periodo della gestazione.
Sono diverse le tecniche utilizzate per indurre il parto. Nessuna di essa è dolorosa, non temete, né provoca danni al neonato. Se la dilatazione è già cominciata ma non è sufficiente a far venir fuori il bambino, allora si rompono le membrane con una sorta di uncino. Per stimolare le contrazioni, invece, viene fatta una flebo di ossitocina, a cui si fa precedere un’altra flebo, nel braccio o nella mano, di glucosio.
La dilatazione viene stimolata così come i “dolori” sintomatici dell’inizio dell’iter che conduce al parto. Il parto indotto è una tecnica molto importante perché consente di far nascere il bambino senza dover ricorrere al taglio cesareo. Molte mamme, infatti, preferiscono evitare questa tipologia di intervento per via della degenza post operatoria. Va sottolineato che, spesso, non si tratta nemmeno di preferenze ma di soluzioni obbligate a cui pervengono i medici e non i pazienti.

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