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Terapia marsupio

Nata nel 1978 in un ospedale di Bogotà che non poteva permettersi incubatrici, oggi trova spazio anche in Italia. Si tratta di un metodo utilizzato nella terapia intensiva per bimbi nati prematuri che, nudi, a contatto con la pelle della mamma, continuano a crescere trovando calore ed equilibrio migliori rispetto all’incubatrice.
In Italia
Ad esempio a Torino, presso l’Ospedale del Sant’Anna, “le mamme entrano a tutte le ore, prendono il bimbo dall’incubatrice e lo tengono sul petto quanto desiderano, sedute su una poltrona reclinata”, spiega il neonatologo Claudio Fabris.
Ma Torino non è l’inca realtà italiana in cui è permessa questo tipo di terapia, anche a Trieste presso l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Burlo Garofolo ci sono esperienza di questo tipo di, e spiega il neonatologo Riccardo Davanzo come “la cura della mamma canguro rafforza l’attaccamento fra madre e figlio e favorisce l’allattamento, con effetti positivi sullo sviluppo e la serenità del bambino.
Inoltre, spiega Davanzo “il neonato prematuro respira meglio, ha meno apnee, sperimenta quegli stimoli tattili e olfattivi così importanti nelle prime settimane. La sua temperatura entra subito in perfetta sintonia con quella della madre e resta più stabile che all’interno dell’incubatrice”.
Anche a Roma presso il Bambin Gesù, spiga Andrea Dotta, esponsabile della terapia intensiva neonatale, “recentemente abbiamo avuto una bambina che solo sul petto della madre riusciva a respirare da sola. Nell’incubatrice tornava ad aver bisogno della cannula”.

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