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Travaglio:quanto tempo?

La scadenza prestabilita della gravidanza è di 40 settimane, ma la gestazione può durare anche oltre questo termine. E’ possibile attendere fino alla 42° settimana, dopodichè bisogna intervenire per far nascere il bambino in sala operatoria.

Ma procedendo in una gravidanza normale,
quanto può durare un travaglio e cosa incide sulla sua durata?

Bisogna premettere che secondo le statistiche, c’ è molta differenza tra il primo parto e quelli successivi: per mettere alla luce il primo figlio il tempo di travaglio può variare dalle 8 ad un massimo di 18 ore(escluse eccezioni), il secondo travaglio generalmente si riduce della metà.
Praticando l’epidurale a volte si aumenta il periodo di travaglio, in quanto l’ anestesia riducendo la sensazione di dolore non dà la possibilità alla donna di gestire al meglio le contrazioni muscolari per spingere con efficacia il feto verso l’ uscita.

Quali sono le fasi del travaglio e come rendersi conto di quando si è pronti per il parto?

Anche se il travaglio passa per tappe stabilite, ogni donna ha un suo andamento a spirale: un inizio quasi privo di dolore che si avvia verso momenti sempre più intensi, che ti estraniano quasi dal mondo che ti circonda per renderti un’ unica cosa con il tuo corpo, in un apertura fisica ed emotiva, per far nascere una vita.

Prima fase.

Tutto inizia con dolori di breve intensità, piccoli dolori accompagnati da un leggero mal di schiena: l’utero inizia a dilatarsi. Questa fase non impedisce alla donna di camminare, muoversi, sono dolori che somigliano a quelli mestruali. E’ uno stato che può durare anche alcune ore, aumentando graudalmente di intensità. Importante in questo lasso di tempo tenere d’ occhio l’ orologio, bisogna sapere l’ inizio delle contrazioni, anche se minime, e cercare di controllare ogni quanto tempo si ripetono.

Seconda fase.

Se non non ci sono state perdite di liquido rosato, ci si può recare in ospedale in gran fretta quandoormai le contrazioni si ripetono ogni 5 minuti, in caso vi siano state perdite prima o dopo le contrazioni, bisogna andare in ospedale procedendo lì il travaglio.

Fase di dilatazione

In generale, secondo a quanto stabilito da parametri accettati a livello internazionale, in un travaglio fisiologico ci si aspetta che la dilatazione avvenga con un ritmo di 0,5 cm all’ ora, ma negli ospedali italiani è diventato ormai normale considerare la dilatazione del travaglio di 1 cm l’ ora. Così quando questo non avviene si procede con metodi per velocizzare il travaglio, come ad esempio dare ossitocina oppure rompere il sacco amniotico, metodi che però portano ad una maggiore sofferenza per la donna. Poichè la reazione dell’ organismo a tali metodi non sempre avviene, è previsto un cesareo dopo le 2 o 4 ore dall’ aiuto farmacologico.
Capitano anche casi in cui la dilatazione avviene in modo più veloce da quelli previsti: anche 1,5 cm l’ ora; in questi casi fortunata la mamma che partorirà certamente in breve tempo.

Conclusioni.

Dati alla mano possiamo ipotizzare che tra i 3 centimetri e i 10 cm per l’ espulsione, ne rimangono 7, che a 1/2 cm l’ ora diventano 14 ore di travaglio, ma vista la consuetudine italiana certamnete le ore si ridurranno velocizzando il travaglio.

Un commento

  1. Personalmente ho vissuto il classico travaglio indicato in tutti i “manuali per la gravidanza”, rispettando i parametri standar del primo parto: tante ore, interminabili.
    Ho avuto i primi dolori, in seguito alle perdite, alle ore 13.00; sono entrata in sala travaglio per monitorare le contrazioni alle ore 14.00 e da allora sono rimasta fino alle 23.00, ora in cui sono andata in sala parto.
    In queste ore il mio travaglio ha seguito proprio un andamento a spirale, da leggeri dolori al basso addome e mal di schiena a forti dolori lombari e al ventre.
    Anche io ho subito un accelerazione, poichè l’ utero no si dilatava: dopo 6 ore dall’ ultima misura non si era dilatato di neanche un centimetro.
    Stremata chiesi io stessa qualcosa che mi aiutasse, ero senza fiato.
    Ricordo di aver seguito alla lettera le respirazioni che mi avevano insegnato al corso preparto, ma ormai dopo circa otto ore ero già senza fiato.
    Per fortuna che in questa avventura mi è stato vicino dall’ inizio alla fine con il parto, mio marito.
    Per me è stato molto importante la sua presenza, nei momenti duri mi bastava quardarlo e ricevere un sorriso o una parola di conforto per sentirmi meglio. Ho proprio condiviso il mio travaglio con lui.
    Grazie amore di essermi stata vicino così tante ore, in un momento davvero unico.

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