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Parto cesareo

Originariamente il taglio cesareo era stato introdotto nella pratica ostetrica per le partorienti che presentavano complicanze mediche, e comunque si preferiva di gran lunga procedere con un parto vaginale nelle donne che non avevano mai fatto il cesareo.

Attualmente, invece, sono in aumento i casi in cui si opta per il taglio come scelta preferenziale, prima o durante il parto, anche quando non ci sono le indicazioni mediche per farlo: si parla di un’incidenza del 90%.

Ma quali sono le ragioni che spingono le donne italiane a ricorrere al parto cesareo anche quando la gravidanza non presenta particolari disturbi?

Perché 1 bambino su 3 nasce così quando potrebbe nascere in modo naturale?

E ancora, perché aumentano spropositatamente il numero dei controlli, delle ecografie e persino delle amniocentesi in età giovanile?

Le donne italiane per evitare complicazioni e spesso anche per sfuggire ai dolori del parto naturale scelgono di partorire con il cesareo.

Se si tiene conto del fatto che in Italia si diventa mamme in età sempre più tardiva, affidarsi a questo tipo di parto evita inutili rischi alla futura mamma, ma anche alla classe dei medici che in questi anni sono sempre più esposti a denunce da parte delle pazienti.

Rischi e benefici del parto cesareo

Risulta che uno dei principali motivi per cui si sceglie il taglio cesareo è che in precedenti gravidanze sia stata applicata la stessa procedura.

Per quanto le complicanze operatorie non siano correlate alla ripetitività dell’intervento, sono state descritte alcune conseguenza come anomalie nel processo di formazione della placenta o altre correlate.

Inoltre, sono note anche quelle che possono verificarsi quando il taglio diventa la scelta preferenziale per motivi medici: trombosi venosa profonda, tromboembolismo polmonare, necessità di trasfusione, infezioni puerperali, emorragie post parto, rischio di sofferenza respiratoria del neonato.

Chiaramente esistono anche dei vantaggi da non sottovalutare, che spiegano l’incremento della frequenza, come l’assenza di dolore, un minor rischio di incontinenza fecale o urinaria che può verificarsi in seguito a un parto naturale e anche un minor rischio di morte fetale inspiegabile.

Per chiarire dove si sposta l’ago della bilancia nel rapporto tra rischi e benefici sono necessari ulteriori studi scientifici, perché se è vero che un secondo parto vaginale è quasi sempre esente da rischi se quello precedente non ha avuto complicanze, la stessa cosa non si può affermare per un taglio cesareo.

Infatti, è stato dimostrato che il rischio di rottura o sanguinamento dell’utero, di placenta previa o accreta, infezioni e danni agli organi pelvici aumentano progressivamente nei cesarei successivi.

Esistono parecchi studi che hanno evidenziato quali siano le percentuali di complicanze, ma poiché il rischio rimane piuttosto basso, spesso si è concluso che non esiste un limite definito al numero di tagli cesarei che una donna può affrontare.

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